Aurora boreale, temporali, fulmini, luci notture, in una serie di scatti consequenziali ripresi dalla Stazione Spaziale Internazionale.
Earth | Time Lapse View from Space | Fly Over | Nasa, ISS from Michael König on Vimeo.
Aurora boreale, temporali, fulmini, luci notture, in una serie di scatti consequenziali ripresi dalla Stazione Spaziale Internazionale.
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Come avrete senz’altro sentito dire, al CERN è stato effettuato un esperimento in cui è stato sparato un fascio di neutrini tra il laboratorio del Gran Sasso e il CERN di Ginevra.
L’esperimento (OPERA) doveva studiare il fenomeno dell’oscillazione dei neutrini e consisteva nello sparare un fascio di neutrini all’interno della roccia, tra i due laboratori distanti 730 km.
L’interazione dei neutrini con la materia è talmente bassa, che è come se viaggiassero nel vuoto. Ciò che è accaduto, è che i neutrini sono arrivati da un laboratorio all’altro prima del previsto, hanno infatti impiegato 60 nanosecondi (6·10-9 secondi ) in meno rispetto alla luce. Affermare comunque che è stata superata la velocità della luce è un’affermazione troppo grossa, dato che comunque stiamo parlando di valori che si discostano di poco dalle previsioni. Basta che la distanza tra i due laboratori differisca di soli 18 metri (su 730 km sono lo 0.0025%) che i conti ritornano. Ovviamente le misurazioni fatte sono state ripetute più e più volte, e si basano su calcoli statistici, ma nulla vieta la possibilità di un errore sistematico che abbia sballato tutto.
Alla luce di tutto ciò, oggi ho letto questo fantastico articolo del nostro Ministro dell’I-S-T-R-U-Z-I-O-N-E, Mariastella Gelmini.
Ufficio Stampa
Roma, 23 settembre 2011
Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini
“La scoperta del Cern di Ginevra e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza.”Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.
Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”.
Chi glielo spiega che non c’è nessun tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso?
Non sa neanche come vengono investiti i nostri soldi. Il Ministro dell’Istruzione.
Il link al comunicato: http://www.istruzione.it/web/ministero/cs230911 [FreezePage]
Ho appena letto un articolo (FP) su Tom’s Hardware davvero molto divertente.
Cito direttamente:
MyFC, un’azienda svedese specializzata nelle celle combustibili, ha realizzato PowerTrekk, un sistema portatile basato sull’idrogeno in grado di ricaricare i dispositivi USB. Usando una tecnologia simile a quella applicata alle auto, sfrutta processi chimici per ottenere energia elettrica dall’acqua.
Fin qui, nulla di particolarmente strano. Le celle a combustibile sono dei dispositivi che permettono di ottenere energia elettrica da dei reagenti (generalmente idrogeno e ossigeno) evitando la reazione di ossido-riduzione, e quindi senza la trasformazione dell’energia in calore, che è meno efficiente. Queste celle a combustibile vengono effetivamente utilizzate sulle auto a idrogeno e permettono di ottenere energia elettrica da questo gas, per alimentare dei motori elettrici. Dire però che si ottiene energia elettrica dall’acqua è un errore, perché è vero che dall’acqua si ottiene l’idrogeno, ma lo si ottiene per elettrolisi, un processo che richiede energia elettrica per avvenire.
Ma andiamo avanti:
MyFC ha realizzato PowerTrekk, la prima soluzione portatile per fornire energia elettrica ai dispositivi USB tramite l’idrogeno. Basato su una tecnologia simile a quella usata nei prototipi per auto, questo dispositivo usa l’acqua per ottenere l’idrogeno, convertito successivamente in elettricità. Tutto quello che devono fare gli utenti è inserire una specie di serbatoio (PowerPukk) all’interno del PowerTrekk e aggiungere acqua.
Ecco qui la prima grossa cavolata. Come ho detto prima, l’idrogeno si ottiene dall’acqua tramite elettrolisi, e per avere l’elettrolisi bisogna utilizzare energia elettrica. Se anche ci fosse una batteria, che permette di effettuare l’elettrolisi, che procura l’idrogeno per ottenere elettricità, l’elettricità che si otterrebbe sarebbe inferiore a quella della batteria di partenza!
Questo per il semplice motivo che, durante una trasformazione dell’energia, una parte di questa viene sempre dissipata.
Un esempio simile: con una batteria alimento un motore, che alimenta una dinamo che ricarica la batteria. In linea di principio, il motore dovrebbe girare all’infinito! Purtroppo non è così, la dinamo infatti non riesce a recuperare tutta l’energia che viene trasmessa dal motore, che viene quindi dissipata sottoforma di calore. È cioè energia persa. (Vedi: Secondo principio della termodinamica)
La ricarica dei dispositivi, come smartphone, fotocamere e navigatori satellitari, avviene tramite connessione USB, e non è influenzata da fattori ambientali, come nel caso dei pannelli solari. I processi chimici che avvengono all’interno del dispositivo sono strettamente controllati, e come reazione producono una quantità minima di vapore acqueo.
Nello specifico, si scopre che l’energia elettrica è creata da un sistema di membrane in grado di convertire l’idrogeno presente nell’acqua. I realizzatori informano che PowerTrekk è un sistema completamente passivo, che ha bisogno soltanto di acqua e di operare all’aria aperta.
Se il risultato di questa magia è una quantità minima di vapore acqueo, perché non lo si fa condensare e lo si rimette nel serbatoio, in modo da ottenere energia infinita? ![]()
Per quanto riguarda le membrane, probabilmente si riferiranno agli elettrodi che vengono utilizzati nell’elettrolisi per la produzione di idrogeno, che hanno la forma di piastre per aumentare la superficie di contatto con l’acqua e migliorarne la produzione:
Il “serbatoio” in grado di compiere la magia è considerato un rifiuto elettronico, e farà parte di un programma per essere successivamente riciclato.
Almeno hanno ammesso che è una magia!
Ma andiamo a vedere cosa c’è scritto sul sito del produttore. Sotto la voce “How it works”, si limitano a dire che basta riempirlo d’acqua e questo produce corrente elettrica.
Sotto la voce “Technical Description” forniscono addirittura dei dati su quanta corrente verrebbe prodotta da questo miracoloso prodotto:
A quanto sembra, pare che il dispositivo abbia una batteria interna da 1600 mAh che funge da «buffer». È improbabile che questa venga utilizzata per l’elettrolisi e poi per produrre corrente con l’idrogeno, perché come ho già detto sarebbe una trasformazione a perdere, e quindi inutile. È possibile che serva semplicemente ad illudere gli acquirenti che il prodotto funzioni davvero, caricando i dispositivi collegati tramite la batteria interna. Ma una volta esaurita quella, niente più corrente!
Sfortunatamente, non vi è alcuna indicazione su come fare per procurarsi questo miracoloso gadget che vìola le leggi della fisica. C’è però un indirizzo email per i distributori interessati a vendere questo prodotto.
A questo punto, non posso che augurarmi che sia tutto uno scherzo, una pubblicità virale di qualche compagnia elettrica che cerca di farsi pubblicità puntando sull’ingenuità di chi condivide le informazioni su questo prodotto. L’alternativa possibile è invece quella della truffa, che potrebbe essere effettuata a scapito dei «distributori» che acquisterebbero a caro prezzo questo prodotto, per poi ritrovarsi con delle borracce colorate.
In ogni caso, il mio consiglio è quello di diffidare (sempre) da chi propone prodotti così innovativi senza fornire adeguate spiegazioni sul loro funzionamento. E ovviamente usare sempre la testa!
Quanto è grande una formica rispetto a un cristallo di sale? O un nanotubo di carbonio rispetto a un atomo di idrogeno? O il nucleo di un atomo rispetto ad un elettrone? E la nostra galassia rispetto al resto dell’universo?
Questa meravigliosa applicazione in Flash permette di zoomare dall’infinitamente piccolo degli elementi della teoria quantistica, fino all’infinitamente grande dei corpi celesti dell’universo intero.
Fonte: http://htwins.net
Oggi, Venerdì 17, è stata organizzata dal CICAP la Giornata Anti-Superstizione.
In tutta Italia sono state organizzate delle manifestazioni contro la superstizione, durante le quali sarà possibile passare sotto alle scale, gettare del sale a terra, rompere degli specchi, aprire degli ombrelli al chiuso, con dei veri e propri percorsi a ostacoli!
Se siete tra fortunati a trovarvi in una delle città nella quale è stata organizzata la manifestazione, vi consiglio vivamente di partecipare.
Il calendario degli appuntamenti è disponibile al seguente indirizzo:
http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274280
Il motto della giornata sarà: «Non è vero e… non ci credo!»
La “Città della Scienza” di Napoli, il più grande museo scientifico di nuova generazione d’Italia e uno dei maggiori d’Europa, rischia di chiudere.
Napoli e l’Italia non possono permettersi di perdere questo patrimonio di cultura scientifica e di eccellenza museale. Nella Città della Scienza c’è un museo interattivo, hands/on, in cui è «vietato non toccare». Perchè chiede il coinvolgimento attivo – con le mani, con la mente e anche col cuore – nell’interrogare la natura e nell’apprendere un metodo, prima ancora che delle nozioni. Ma la Città della Scienza è costituita da una serie di altre attività – organizza eventi e congressi, partecipa a progetti nei settori di “scienza e società”. A Città della Scienza sono nate decine di piccole imprese “fondate sulla conoscenza”.
L’obiettivo di Città della Scienza è diffondere la cultura scientifica per favorire uno sviluppo culturale, civile ed economico fondato sulla conoscenza. Per questo può essere definito un “museo totale”. A tutt’oggi questo centro di diffusione della cultura scientifica è l’unica attività produttiva operativa in un’area, quella di Bagnoli, che fino a quarto di secolo fa ha ospitato con l’Italsider la più grande concentrazione industriale del Mezzogiorno.
Città della Scienza vanta notevoli performance. Ogni anno è visitato da almeno 500.000 persone. Ha un patrimonio di quasi 100 milioni di euro. Conta su 79 dipendenti, 5 borsisti e 13 collaboratori a progetto. Ha un bilancio di 10 milioni, coperti al 65% – caso unico nel continente – non da fondi pubblici ma operando sul mercato.
Ebbene, malgrado tutto questo Città della Scienza rischia di chiudere. Sia perché vanta una quantità di crediti esigibili dalla Regione Campania che accumulatisi nel corso di diversi anni ammontano oggi a 7,6 milioni di euro. Sia perché lo stesso Ente – che è uno dei partner istituzionali principali – ha annunciato per motivi di bilancio tagli decisivi per i progetti ancora in atto e per i progetti futuri.
Città della Scienza è una realtà della comunicazione scientifica di interesse nazionale. Lanciamo questo appello a tutte le autorità competenti, nazionali e locali, perché Città della Scienza non muoia.
Tra i primi firmatari:
Da: scienzainrete.it
Molte delle persone che conosco a cui non piacciono le materie scientifiche, reputano queste noiose.
Il motivo credo sia principalmente quello di non avere la possibilità di osservare nella realtà ciò che si studia sui libri; infatti è difficilissimo immaginare fenomeni fisici, anche abbastanza semplici, se non li si osserva nella realtà. Il progresso scientifico è infatti nato dall’osservazione del fenomeno e cercare di comprendere dei concetti limitandosi alla sola lettura dei testi può risultare, appunto, noioso.
In genere le scuole sono dotate di laboratori di fisica, chimica e biologia, ma il più delle volte vengono utilizzati appena un paio di volte l’anno, che non è affatto sufficiente. Un sito che voglio segnalare, davvero molto interessante, è una valida alternativa alle lacune della scuola in questo ambito: Science Toys.
Traduco letteralmente la descrizione dal sito: “Come creare giocattoli in casa, spesso in pochi minuti, con comunissimi materiali domestici, che dimostrano affascinanti principi scientifici.”. In pratica, ciò che non si ha il tempo di fare a scuola.
Non lasciatevi ingannare dal termine «giocattoli», perché anche se il sito è fatto con l’intenzione di insegnare alcuni principi fisici ai bambini, ci si diverte a qualsiasi età, garantito.
Il sito è suddiviso in dieci categorie: magnetismo, elettromagnetismo, elettrochimica, radio, termodinamica, aerodinamica, ottica, biologia, matematica, computer ed elettronica. In ognuna di queste ci sono una serie di esperimenti che è possibile fare tranquillamente in casa.
Alcuni esperimenti che mi hanno particolarmente affascinato, e che voglio segnalare, sono:
…e tanto altro ancora!
Tutti gli esperimenti sono puramente qualitativi e al termine di ognuno di essi vi è la spiegazione dei principi fisici grazie ai quali sono possibili: “How does it do that?”
Per alcuni esperimenti, come ad esempio quelli di elettronica, sono richiesti componenti che magari non è facile trovare in ogni casa. Fortunatamente, il sito ha a disposizione un catalogo nel quale sono presenti tutti i kit per gli esperimenti effettuati, e spediscono in tutto il mondo.
Io non ho mai usufruito di questo servizio, ma a qualcuno potrebbe essere utile.
In definitiva, se come me siete degli amanti degli esperimenti e del DIY, questo è un sito che certamente non potete non conoscere!
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Spesso si sente parlare di temperature in Kelvin o gradi Kelvin indistintamente, al punto che un mio professore universitario li chiama “gradi” ma li indica con il simbolo K, domandandosi perché non si utlizzi il tipico simbolo del grado (°), come per i gradi Celsius.
Non tutti sanno infatti che le temperature della scala assoluta, fino al 1967, anno in cui si svolse la tredicesima Conferenza generale dei pesi e delle misure, erano indicate con i gradi Kelvin, il cui simbolo era proprio °K. Fu durante questa conferenza che infatti si decise di fare chiarezza tra le scale della temperatura, lasciando la definizione di “grado” soltanto per le scale relative, ossia quella Celsius (°C) e Fahrenheit (°F), modificando il nome della scala assoluta in Kelvin, il cui simbolo divenne semplicemente K.
Una modifica di questo tipo fu subita anche dalla scala Celsius: essendo infatti stata definita in base a due punti di riferimento, congelamento ed ebollizione dell’acqua, distanti 100 gradi, fu chiamata per un certo periodo di tempo centigrada.
Solo nel 1948, durante la nona Conferenza generale dei pesi e delle misure, si adottò il nome del suo inventore Celsius per evitare di creare confusione con il significato del prefisso centi-.